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Abilismo: facciamo chiarezza!

Ci sono temi esplorati e studiati nell’ambito accademico che meritano di uscire dai Corsi di Laurea per arrivare ad un pubblico vasto, per stimolare riflessioni profonde sul nostro vivere odierno, che continua ad essere popolato da pregiudizi, stereotipi e forme di discriminazione, spesso silenziosa. C’è un volume,  Mezze persone. Riconoscere e comprendere l’abilismo, di Elena e Maria Chiara Paolini (2024, Fast Edit), che ci introduce con forza in un tema che deve essere portato alla luce: l’abilismo. 

Con abilismo, scrivono le Autrici, due sorelle con disabilità, “si intende la discriminazione e lo stigma verso le persone disabili. L’abilismo è un’oppressione sistemica, una visione del mondo in cui tutti siamo immersi e da cui siamo tutti influenzati”. E’ un  potere che attribuisce valore ai corpi-menti non disabili (quelli tradizionalmente performanti), marginalizzando gli altri. Questo testo ci condure con forza direttamente al dibattito contemporaneo sui diritti delle persone con disabilità, offrendo strumenti critici per comprendere un fenomeno ancora ampiamente normalizzato e poco riconosciuto. Il titolo, fortemente provocatorio, richiama l’idea diffusa, spesso implicita, che le persone con disabilità vengano percepite come soggetti “incompleti”, la cui umanità è costantemente messa in discussione.

Uno dei meriti principali del testo è quello di mostrare come l’abilismo non si manifesti solo attraverso discriminazioni esplicite, ma soprattutto tramite pratiche quotidiane considerate “normali”. Un esempio ricorrente riguarda il contesto scolastico, dove l’inclusione degli studenti con disabilità viene spesso presentata come un’eccezione o come un “favore”, anziché come un diritto. Il libro evidenzia come l’uso di espressioni quali “ragazzi normali” e “ragazzi disabili” contribuisca a rafforzare una gerarchia implicita, in cui la disabilità è costantemente definita in termini di mancanza.

Un altro ambito analizzato è quello della rappresentazione mediatica. Il volume critica la narrazione della persona con disabilità come “eroe” o “fonte di ispirazione”, portando esempi di storie raccontate per suscitare ammirazione o pietà piuttosto che riconoscimento. Questo tipo di retorica, apparentemente positiva, finisce per rafforzare l’abilismo, perché misura il valore della persona in base alla sua capacità di avvicinarsi a standard considerati normali o produttivi.

Particolarmente significativa è anche la riflessione sul linguaggio e sullo sguardo medico. Il testo mostra come la disabilità venga spesso ridotta a una diagnosi, con conseguenze concrete nella relazione tra professionisti sanitari e pazienti. Vengono citati esempi di decisioni prese senza il coinvolgimento diretto delle persone interessate, come se queste non fossero pienamente capaci di autodeterminazione. In questo modo l’abilismo si manifesta come una forma di paternalismo istituzionalizzato.

Il volume si colloca nel solco del modello sociale della disabilità, sottolineando come siano le barriere ambientali, culturali e simboliche, e non i corpi o le menti, a produrre esclusione. Attraverso esempi concreti tratti dalla vita quotidiana, Mezze persone rende evidente quanto l’abilismo sia strutturale e pervasivo,. 

In conclusione, l’opera non solo aiuta a riconoscere l’abilismo nelle sue forme più sottili, ma invita a una profonda revisione delle categorie di normalità e valore. Il riconoscimento della piena umanità delle persone con disabilità emerge come una condizione imprescindibile per costruire una società autenticamente inclusiva e giusta.

Autore

  • Angela Magnanini

    Angela Magnanini è Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale
    presso Università degli Studi di Roma Foro Italico, Delegato del Rettore per la Disabilità, DSA e supporto all'inclusione, Direttore del Corso di Specializzazione per il Sostegno, Responsabile del Laboratorio di Didattica e Pedagogia Speciale e Coordinatore del Centro per L'innovazione Didattica e la formazione (CIDIF)

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